mercoledì, gennaio 24, 2007

Nella Tempesta



Riders on the storm
Riders on the storm
Into this house were born
Into this world were thrown
Like a dog without a bone
An actor out on loan
Riders on the storm

Theres a killer on the road
His brain is squirmin like a toad
Take a long holiday
Let your children play
If ya give this man a ride
Sweet memory will die
Killer on the road, yeah

Girl ya gotta love your man
Girl ya gotta love your man
Take him by the hand
Make him understand
The world on you depends
Our life will never end
Gotta love your man, yeah

(Riders on the storm - L.A Woman, 1971 - The Doors)


Mi manca la musica, ne ascolto troppo poca e troppo poca ne vedo nella mia vita. A volte dimentico come sia facile trovare note adatte ad ogni momento che vivo. Devo portare di nuovo armonia. Mi manca la musica.
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain

lunedì, gennaio 15, 2007

Le murene qualche volta fanno il sugo


C'era una volta una Murena triste e depressa. Passava tutte le giornate nella tana ad interrogarsi sul senso della vita. "Chi siamo? Dove andiamo? Perchè abbiamo pinne e branchie invece di un elica ed un motore? Ci sarà vita sopra il pelo dell'acqua?". Queste erano le domande che la giovane Murena in piena crisi esistenziale si poneva. La depressione avanzava di giorno in giorno, quando gli amici sottomarini passavano davanti alla sua tana cercavano di scuoterla un poco, "ma non puoi startene tutto il giorno rinchiusa in tana, esci fuori che c'è un mondo da vedere. Vieni con noi alla Scogliera by Night stasera che è pieno di bei pescioni muscolosi" "Ma dove vuoi che vada? stasera ho il morale sotto le pinne, e poi proprio non mi va di arrotolarmi con il primo che capita. Sto cercando di dare un senso alla mia vita" rispondeva triste .
Passarono così giorni e giorni in cui la Murena guardava la vita scorrere attraverso l'entrata della sua tana come fosse un brutto Reality Show. Le solite stelle marine che stanno ferme immobili, i granchi che passeggiano furtivi, qualche polipo che fa free climbing sulla parete della scogliera; insomma il piattume di tutti i giorni.

La corrente volle trascinare da quelle parti una vecchia Medusa Filosofa assorta nelle sue elucubrazioni. Passando davanti alla tana della nostra Murena il celenterato, di fronte ad un evidente caso di depressione, si sentì chiamata in causa e pensò che fosse il caso di esercitare un poco la sua dottrina.
"Giovane Murena - disse - cosa ti affligge? Cos'è che ti deprime?" "Non so cosa fare della mia vita - rispose il serpentoide - mi sembra tutto così inutle". "Pesciolino mio cce sta dici? - rispose la saggia Medusa dalle origini brindisine - non lo troverai di certo standotene chiusa li nella tua tana accogliente. Se non esci un poco farai la fine del Paguro che sta sempre a spolverare la sua conchiglia e non si accorge dell'acqua che gli scorre intorno. Poi finisce che viene usato come esca e non ha mai visto nemmeno l'altro lato dello scoglio. La vita va vissuta altrimenti - disse sorridendo - finisce per perdere di significato. Adesso me ne vado, ho un appuntamento importante. Devo andare a pizzicare i bagnanti delle spiagge di Rimini". Così dicendo l'urticante mollezza riprese il suo cammino guidato dalla corrente.

La Murena alle parole della Medusa fu illuminata, finalmente le parve chiaro quel che fino a poco prima offuscava la sua mente. Il tempo passato nelle sue elucubrazioni esistenziali le sembrò d'improvviso sprecato. Nuotò veloce furi dalla tana ridendo e volteggiando. "Finalmente ho capito! - urlò eurekando - Il senso ce l'ha solo se la vivi, alrimenti è perduta. questo è quello che devo fare, nuotare, cacciare, andare a ballare e vivere ogni secondo. Seguire tutte le correnti che mi andrà di seguire e chissà dove mi porteranno e quanti e quali oceani io vedrò, e quali grandi cose potrò fare".

Euforica e volteggiante la Murena se ne andò rinfrancata col desiderio di fare quante più esperienze possibili per dare un senso alla propria esistenza. Non deve stupire però che questa abbia trovato l'estremo compimento in un delizioso sughetto domenicale, servito ad allietare una tavolata di cinque amici che davano un senso alla loro esistenza bevendo, mangiando e raccontando storie di murene depresse.


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Amici miei scusate se ho provato a scimmiottare uno scrittore.
Questo post/racconto breve è il frutto di una settimana di prove e mi sembrava ingiusto non pubblicarlo. Decisamente lontano dall'essere carino è quello che sono riuscito a fare per omaggiare un pomeriggio delizioso passato con della gente altrettanto deliziosa.
Chiedo perdono umilmente....
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain

sabato, gennaio 06, 2007

Kinin

Qualche volta faccio finta di niente.
Guardo la mia stanza incasinata e piena di roba che non so dove mettere e che finisce sempre con lo starmi in mezzo ai piedi. Scavalco la sedia inorridendo di fronte alla pila di libri sul mobile, accanto alla TV che accendo solo per vedere un DVD ogni tanto. La scrivania sembra sia stata riordinata con un paio di granate a frammentazione e ci trovo di tutto, scontrini, libri e cd coperti da un sottile strato di polvere.
Se apro l'armadio, piccolo a dire il vero, i vestiti sono ammucchiati, fortuna che non si vede.
Mio padre esce dalla stanza dopo aver passato un'oretta al PC - "mi sa che hai un po' di cose da sistemare li dentro" - mi dice. "Lo so", rispondo passando oltre con un bel sorriso stampato in faccia.

Qualche volta faccio finta di niente.
Una rimpatriata con degli ex colleghi può trasformarsi in un drago con cui fare i conti. Vite diverse messe a confronto dopo qualche anno di distanza rivelano tutto quello che non ho e buona parte di quello che vorrei. Non è invidia, non è nel mio carattere, è rabbia verso tutta la fatica che faccio; verso tutto quello che vorrei cambiare. Finisce che mi devo accontentare dei miei piccoli successi sognando di poter realizzare i Grandi Desideri.

Qualche volta faccio finta di niente.
A volte mi riesce proprio bene, altre meno. Il dubbio continua ad essere se, nonostante la totale consapevolezza dell'impossibilità di vittoria contro certi mostri della mia mente, io debba continuare a insistere nell'intento di traversare l'oceano sul mio guscio di noce; oppure rinunciare una volta per tutte, tirare i remi in barca e farmi trasportare dalla corrente confidando che qualcuno, magari un Dio a caso, si ricordi di dargli una bottarella nella giusta direzione.

Qualche volta invece ci faccio i conti con tutto questo. Conti che quasi mai tornano e mi tocca sempre arrotondare per difetto. Mi accorgo che per qualche ora mi diventa difficile tirar fuori un sorriso, una battuta; che i pensieri convogliano tutti in quel vortice incazzato e ribollente che è il mio piangermi addosso.
Non mi resta che aspettare che passi, aiutandomi con le piccole cose che mi salvano di solito: un giro in moto in una bella giornata, due chiacchiere con gli amici, un po' di musica. La parte difficile sta nel dare a tutto questo la giusta dimensione, bisogna dimostrarsi che l'enorme fatica che sembra si debba fare per dare una sistemata puntualmente si risolve in due orette di lavoro; che la convivenza a casa è anche possibile, e che sicuramente arriverà il momento in cui spiccherò il volo.
L'importante è "fare" e non starsene fermi a guardare il macello da affrontare.
L'importante è non rimanere indifferenti e farsi toccare da tutte queste emozioni perchè è l'unico modo per superarle e mettere le cose a posto.

Non si può stare fermi a guardare. Non si può.

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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain

giovedì, gennaio 04, 2007

Asimmetrico

Un'amica di mia madre, in occasione della festa per il mio compleanno, mi ha detto sorridendo "festeggi i 28 anni, che strano. Come sei asimmetrico".
Ecco l'aggettivo che da tempo cercavo per definire me stesso, la mia vita e il mio carattere. Io sono "asimmetrico" come un triangolo scaleno, perchè faccio le cose storte e a volte male o comunque quando meno te lo aspetti. Sono "asimmetrico" come uno scarabocchio su un foglietto perchè a volte prendo pieghe strane. Sono "asimmetrico" come un orologio con le lancette storte chè se lo guardi sai che sta andando ma non sai che ora sta segnando.
Mi sento "asimmetrico" torto e nodoso come un albero nato ventotto anni fa che ogni tanto tira fuori un ramo, una foglia o una radice; che qualche volta ne perde e qualche volta appassisce, ma sempre, dico sempre, cresce.Vengo su sbilenco per riempire in maniera del tutto incoerente gli spazi vitali che mi si formano attorno.
Sono asimmetrico come questo post che di 4 gennaio proprio non ti aspetti, ma tanto gli auguri già li ho fatti.

Mi sento così.
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain