martedì, maggio 29, 2007

La certezza della pena


Senza stare a girarici troppo intorno, la triste e amara verità è ormai venuta a galla. Questo dannatissimo nuovo lavoro mi ha dato la sicurezza del denaro ma mi ha tolto un po' di serenità. Fino ad un po' di tempo fa lavorare era la cosa che meglio mi veniva e che più mi dava soddisfazione, in cui riuscivo a trovare stimoli senza andarmeli a cercare negli angoletti; al mattino, al suono della sveglia, non ho mai faticato ad alzarmi e cominciare un'altra giornata di lavoro.

Oggi non è più così. Sarà che mi sento buttato allo sbaraglio, sarà che non mi sono ancora ambientato perfettamente, sarà pure il lavoro diverso ma da quando sono qui ogni mattina è una fatica alzarsi, prepararsi e lavorare.
Spero che, insieme alla certezza del posto fisso, non sia arrivata anche la pena, ciò che ho sempre temuto: la noia.
Spero che questo non sia il contrappasso, lo Yang, il Lato Oscuro.

Spero che sia solo un momento.
Lo spero davvero.
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain

martedì, maggio 22, 2007

Stream

Voglio andare a dormire chè l'occhio è stanco e la mente pure ma se appoggio la testa comincio a guardare i soffitti bui. Poi parte il film dei miei pensieri, a tratti lento come una pellicola francese, a tratti crudo che pare ci abbia messo le mani Quentin. Me lo guardo scorrere da dietro gli occhi, ribaltato come se stessi fregando una proiezione ad un cinema all'aperto guardando il film dal lato opposto a quello in cui tutto il pubblico si sbocca con i suioi OHHH di stupore. Ho la sensazione che solo chi mi sta davanti riesca a vedere tutto al verso giusto nella corretta sequenza temporale, cosa se ne può fare di questo serpentone incomprensibile davvero non lo so tanto che chiudo gli occhi e interrompo la visione. Da oggi in poi si paga! Per venire a vedere - siori e siore - da ora in poi vedere ha il suo prezzo, come al poker.
Me lo guardo tutto io sto polpettone sbiadito e spezzettato di pellicola semionirica, che magari riesco pure a interpretarla pure meglio di Zio Sigmondo con i suoi sigari/piselli. La chiave mia è un'altra, si capisce dalla serratura, qui c'entra "l'Incompiuto".

Ricordo la gita a Firenze in terza media quando facevo il filo, io bruttino, alla ragazzina secchetta-con-le-trecce. Era un ossicino ma aveva degli occhi neri neri che ti c perdevi. Insomma a Palazzo Vecchio ci fecero vedere le opere mezze del Gran Maestro Buonarroti, mezze perchè non erano finite; e io mi ricordo questa fila di tronchi umani che cercavano di venir via dal marmo, quasi pareva che la pietra fosse tela di ragno che avvolgeva la sua preda; sembravano gli uomini di pompei fotografati dal vesuvio, ognuna di quelle sembrava stesse lottando da secoli per liberarsi dalla prigione di pietra che il Maestro aveva cominciato a strappargli via dalla pelle. Poi per chissà quale motivo, una venatura del marmo, una martellata data male o solo perchè preso da un altro estro, le aveva lasciate così, immobili e bellissimi, come insetti nell'ambra. Ricordo che le incompiute mi piacquero più del David, con qella sua testona rilassata... mi sembravano più vive, come quegli occhi nerineri che cercavo di continuo.

Ecco, ogni tanto mi sembra di essere come Michelangelo che lascia a metà una statua che potrebbe essere un capolavoro. Poi me la guardo e me la riguardo per capire dov'è che ho sbagliato e intanto il tempo passa e un nuovo estro mi distrae. Son fatto così che ci posso fare?
Adesso la palpebra pesa, la pellicola sta per finire, almeno per stasera.
Buonanotte proiezionista.

Buonanotte.

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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain

sabato, maggio 19, 2007

Me la sono presa comoda


Ne avevo proprio tanto bisogno. Avevo bisogno di staccare un po.
Ho preso un periodo sabbatico da me stesso, mi ero stancato di stare sempre ad analizzare, a spiluccare, a controllare ogni piega del mio Io e della mia vita.
una piccola fuga da me stesso, mi perdonerete per questo? Mi perdonerò?

I tanti cambiamenti di questi ultimi tempi mi hanno portato a riconsiderare alcuni parametri che regolavano la mia vita, primo tra tutti il lavoro.
Non è stata una scelta facile. Anzi, è stata troppo semplice, quasi obbligata a dir la verità, quasi senza scelta..... quasi. Insomma io per cinque anni ho scandito i miei ritmi lavorativi e vitali sulla precarietà, sul contratto che scade, sull'instabilità; soffrivo ma mi ci ero abituato, avevo preso le misure e innalzato le difese giuste. Trovarmi a firmare un pezzo di carta su cui c'è scritto TEMPO INDETERMINATO (tanto agognato), è stato destabilizzante.
Ci ho messo un mese a tarare di nuovo la mia vita, ragionare in tempi lunghi, lunghissimi, indeterminati appunto. Avevo quasi deciso di chiudere questo spazio per paura che, guardandomi dentro, non avrei riconosciuto più nulla. Invece il desiderio di scrivere è tornato lentamente, quindi si ricomincia anche perchè ci sono state un paio di persone che mi hanno "caldamente invitato" a riprendere. Grazie, mi serviva uno scossone.

ancora una volta... i'm back

(il dipinto in figura è "Lo Specchio" di Chagall)
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.

Kain