
Me l’hanno fatta un po’ tutti questa domanda al rientro. Non mi ha esaltato, è la risposta.
E’ una città da vedere, ricca di contraddizioni e particolarità ma non mi ha lasciato molto.
Forse perché venedo da Roma poco mi sorprende, ma non ho trovato un’atmosfera permeante, almeno nella City. Ho visto quasi tutte le mete turistiche principali e alcune sono realmente degne di nota, come Buckingam Palace e il Big Ben; realmente impressionanti, ma le ho vissute troppo alla “giapponese”. Mi hanno colpito sicuramente di più i giardini reali, con le coloratissime aiuole fiorite e le varietà di uccelli che li popolano (bellissimi i pellicani, maestosi. Peccato che non ho foto) e la passeggiata lungo il Tamigi la domenica, con gli artisti di strada e i londinesi a spasso (finalmente un poco rilassati).
Anche Portobello Road e il suo mercato sono realmente belli, è stato piacevole passeggiare tra le bancarelle di ogni genere di paccottiglia e ciarpame. In tutta quell’anticaglia si nascondono delle belle perle.
Ma questa è la Londra turistica, quella che tutti vedono. Quella che il visitataore occasionale ama o detesta, Con il suo traffico veloce, con i londinesi dal passo svelto e i modi freddamente garbati. Insomma questo è la città delle cartoline e degli stereotipi sulla quale non mi soffermo a lungo. Ognuno ne ha una sua opinione e sono tutte giuste.
Quello che mi ho avuto modo di vedere è stata anche la Londra dei suburbs, degli immigrati, delle etnie asiatiche che la colorano e la rendono una città unica al mondo.
Ma partiamo dall’inizio.
Sono ospite di Monika, polacca che vive in Inghilterra da tre anni tra parecchie difficoltà. Ci siamo conosciuti su internet ed è nata una bella amicizia, così è capitato che mi abbia invitato e che io abbia accettato. All’emozione del viaggio, il primo così lungo che faccio da solo in vita mia, si aggiunge l’eccitazione del conoscere di persona qualcuno che fino a quel momento è stato solo bit trasformati in lettere sul monitor.
L’impatto è tremendo, dall’aereoporto arrivo alla stazione di Stratford (nord est, zona 3) e ci incontriamo. Tutto mi aspettavo meno un’accoglienza fredda come quella che ho avuto, più che fredda misurata. Monika mi chiede di accompagnarla a fare una commissione e prendiamo un autobus. Per me è tutto diversoe mi guardo intorno con gli occhi spaesati, lei guarda fuori dal finestrino con lo sguardo un poco assente e pensieroso. Scambiamo solo poche frasi durante tutto il tragitto che ci porta a Bank. Scendiamo dall’autobus e ci immettiamo nella vita di una strada che altro non è che un mercato indiano. L’effetto è imprpessionante. Io e la mia amica siamo gli unici europei in quella strada, il resto sono per la maggioranza Indiani. Quando Monika mi chiede di aspettarla 10 minuti fuori da un negozio mi preoccupo un po’ e penso che in quel momento nessuno sa dove mi trovo esattamente. Si, i miei genitori e gli amici sanno che mi trovo a Londra ma non hanno nemmeno un nome, un’indirizzo… nulla.
Invece tutto va bene, poi andiamo in centro per una passeggiata in alcuni luoghi turistici.
Alla sera, tornando a casa, mano amano che ci allontaniamo dal centro l’architettura cambia, passando dgli edifici “metropolitani” della City alle case di mattoni scuri, strette e alte, delle periferie e anche le etnie rappresentate dai passegeri si riducono, con prevalenza di indiani.
In quattro giorni passati nella capitale non ho parlato con un londinese, ho conosciuto polacchi, turchi, marocchini e giamaicani, non uno nato a Londra.
Sono tutti li in cerca di una possibilità di lavoro, o di studio, o semplicemente in cerca di una opportunità. L’idea che mi sono fatto, comunque, è che se sei bianco e hai un lavoro decente è tutto più semplice. In ogni caso è un modello da copiare, c’è rispetto e un buon livello di integrazione, in Italia arriveremo a quel tipo di multietnicità forse tra 6 o 7 anni, ma bisogna prepararsi e muoversi bene.
Mentre scrivo mi accorgo che le cose da dire sono molte e lo spazio sul blog è poco, a meno di non fare una cosa a puntate. Allora rimando tutta la chiacchierata, per chi vuole, ad un momento migliore davanti alla solita birra e secchiata di salatini.
Solo un’altra cosa da aggiungere degna di nota: un grazie ad Alessandra, conosciuta all’aereoporto sulla via del ritorno, senza la quale il viaggio sarebbe stato più pesante, e un enorme grazie a Monika che mi ha ospitato e mi è stata dietro in questi 4 giorni nonostante avesse preoccupazioni ben più serie…viva l’ospitalità polacca.
Ora trovo il modo di postare le foto……
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.
Kain