Waiting for The Ripper
In tre giorni ti cambia la percezione di ogni cosa.
Molti di voi sanno della mia profonda idiosincrasia per gli ospedali, lunedì scorso non avrei mai detto che ci avrei passato una settimana, sarei stato operato e una parte di me (ormai inutile, infiammata e purulenta da come mi dicono) sarebbe stata asportata dalla mia pancia.
Domenica sera ho avuto le prime avvisaglie di quella che poi sarebbed iventata una classica, dolorosa e per certi versi banalissima appendicite.
Già martedì avevo capito che il dolore alla pancia non era quello dato da un'abbondante mangiata (che non c'era stata) o da un'intossicazione. Qualcosa di più profondo. Io odio i medici e gli ospedali. Mio fratello è medico.
Questo non vuol dire, ovviamente che lo odio, ma odio quel suo modo di guardarmi e di toccarmi quando gli dico che mi sento male. Esattamente il modo in cui mi ha toccato la parte dolente mercoledì mattina. "se il dolore continua ti vengo a prendere a lavoro e andiamo in ospedale per delle analisi" mi ha detto. Il dolore non è passato e lui mi è venuto a prendere e mi ha portato in ospedale dal quale sono uscito questa mattina con qualche etto in meno.
Lo devo ringraziare, conoscendomi non sarei andato a farmi vedere e una banalissima appendicite avrebbe potuto trasformarsi in un dramma.
Quando sono arrivati i risultati delle analisi, li al pronto soccorso, e mi ha detto che avrei dovuto operararmi ho vacilato. Lo Zen è servito a qualcosa finalmente...
Respirazione, calma, concentrazione.....
Poi è iniziata l'attesa dell'operazione. Da qui i ricordi si fanno un po' vaghi e si accavallano. Paure, persone care, ansie. L'ultima cosa che ricordo è l'anestestista che spinge il culo di una siringa dentro la mia vena poi....... Buio.
(continua.....)
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Perchè chi non si guarda dentro non capirà mai cosa accade fuori.
Kain
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